LETTERA AL NOSTRO VENTO

5 Giu

4 QN-LOGO senza Ass piccoloPrima di saltare un fosso
faccio sempre alcuni passi indietro.
(da Come uno scarafaggio sul marciapiede)

Non avrei mai creduto che un giorno avrei scritto questa lettera!
Nulla infatti – dal lontano 1990, anno in cui Questa Nave decideva di sbarcare a Marghera – faceva presagire che sarebbero arrivati tempi così disastrosi per la Cultura e per il nostro quotidiano vivere.
Adesso, con l’umiliazione che prova chi – pur avendo fatto il proprio dovere – è costretto a non tacere e chiedere aiuto, mi accingo a comporre questa lettera.
Lo faccio come Presidente di una Compagnia Teatrale che 23 anni fa decise di far conoscere il Teatro Contemporaneo al pubblico del Comune di Venezia.
Lo faccio come Direttore Artistico di un Teatro che, già dal 1997 (primo anno della Stagione di Teatro Contemporaneo al Teatro Aurora) e ancor di più dal 2005 (anno d’inizio della gestione diretta del suddetto Teatro da parte di Questa Nave) ha fatto conoscere quanto di meglio la scena teatrale contemporanea italiana ha potuto partorire.
Lo faccio anche come datore di lavoro di coloro che, da sette anni, hanno investito il loro tempo e la loro energia nel progetto margherino.
Come Presidente di Questa Nave desidero difendere il nostro lavoro artistico, che negli anni ha visto la Compagnia produrre 33 spettacoli (dando occupazione ad attori e maestranze), formare pubblico critico (grazie anche ai Corsi di Teatro frequentati da più di 1.500 allievi) e far conoscere il Quartiere di Marghera in Italia e all’estero non più solo come sito industriale.
Come Direttore Artistico del Teatro Aurora è mio dovere difendere l’impegno organizzativo, che ha permesso ad artisti nazionali e internazionali di approdare nel territorio veneziano – alcuni per la prima volta! – e fare apprezzare il loro lavoro (130 sono stati gli spettacoli finora ospitati, e più di 20.000 gli spettatori che hanno frequentato la sola Stagione di Teatro Contemporaneo).
Come datore di lavoro di uno staff onesto e professionale, che molte altre strutture ci invidiano, devo difendere a spada tratta i posti di lavoro.

In questo triste e sconfortante panorama, che atterrerebbe anche il più ottimista tra gli ottimisti, l’unica cosa che ci permette ancora di mantenere un barlume di speranza e di entusiasmo è constatare che il Teatro è ancora amato dal pubblico: non sono infatti mancati neanche quest’anno gli spettatori – ben 1.600! – alla nostra Stagione. Non sono mancate le iscrizione ai vari Corsi e Laboratori che Questa Nave ha organizzato. E, anche se la nostra tournée di quest’anno è stata più breve, le nostre produzioni sono state ancora richieste.

Perché se gli Enti Pubblici – e in primis il Governo di questo Stato – continuano a credere al Teatro (e alla Cultura in genere) come a qualcosa di cui si può fare a meno, sono gli spettatori, i corsisti, i frequentatori dei teatri a smentirli! Più acuta è infatti la crisi, più si ha bisogno di Cultura. E se, in periodo di crisi, l’oro rappresenta il bene-rifugio per l’economia, è invece proprio la Cultura a costituire il bene rifugio per il nostro travagliato spirito.

Ecco allora perché, se gli Enti Pubblici che finora ci hanno sostenuto, devono arrendersi alle dure leggi dell’economia, tagliando sensibilmente i contributi con cui garantivano il sostegno minimo della nostra attività (sostegno che ha da sempre coperto solo poco più di un terzo delle spese annuali di Questa Nave), non ci resta che ricorrere a chi conosce e apprezza il nostro lavoro.

Nell’ottobre del 2005, il giorno dell’inaugurazione del Teatro Aurora, dedicammo quella serata a chi, per un’Associazione che si chiama Questa Nave, non può che rappresentare metaforicamente il Vento. Dedicammo la serata al Pubblico, vero fondamentale motore che spinge alla navigazione.

Ecco cosa scrivevamo nel programma di sala di quella magica serata:

Le navi (i grandi velieri) solcano piccoli mari e oceani estesi. Affrontano tempeste maestose e irritanti bonacce. Il loro compito è collegare paesi lontani. Il loro dovere è renderli più vicini. Portano i pensieri di una città a un’altra, fanno conoscere ad altri uomini le emozioni di altri uomini.

Ma le navi (i grandi velieri) sono assai fragili, pur nella loro possanza. Possono avere l’armatore più ricco, la cambusa più fornita, essere comandate dal capitano più saggio, avvalersi del più preparato ufficiale di rotta… Ma se non c’è il vento, le vele non si gonfiano e le grandi navi rimangono a sballottare nel medesimo tratto di mare…

Questa Nave dedica la serata al suo Pubblico, il suo Vento…

In questo momento di “bonaccia” (termine che suona come un fastidioso ossimoro…), chiediamo aiuto al nostro Vento per continuare la navigazione.
Noi chiediamo la possibilità che ogni nostro affezionato spettatore (o anche semplice conoscente della nostra attività) versi sul nostro c/c un piccolo contributo: può bastare l’equivalente di 5 spritz…
Forse il contributo raccolto non sarà una grande cifra (non ci aspettiamo una somma tale da risolvere tutti i nostri problemi…), ma qualsiasi sostegno equivarrà in ogni caso a un deciso colpo di vento, tale da poter aiutare la nostra imbarcazione a non interrompere la sua rotta.

E per ringraziare chi avrà risposto al nostro appello, avremo il piacere di considerarlo nostro graditissimo ospite in occasione del primo spettacolo della prossima Stagione di Teatro Contemporaneo.

Con sincera gratitudine. E con l’augurio che la notte – di eduardiana memoria – si decida finalmente a passare…

Antonino Varvarà

I c/c su cui poter versare il contributo sono:

Banca Etica
IBAN IT41F0501812101000000146961
c/c intestato a Associazione Culturale Questa Nave

oppure

Banca Santo Stefano – Credito Cooperativo – Martellago-Venezia
IBAN IT65J0899036270004010002629
c/c intestato a Associazione Culturale Questa Nave

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3 Risposte to “LETTERA AL NOSTRO VENTO”

  1. colorsontheroad giugno 5, 2013 a 4:53 pm #

    Reblogged this on Colors on the Road and commented:
    Con un po’ di tristezza diffondo questa lettera del presidente della compagnia Questa Nave che gestisce il Teatro Aurora di Marghera (di cui avevo parlato qualche post fa http://colorsontheroad.wordpress.com/2013/05/06/vicino-e-bello-project-1452-giuliana-musso-e-il-teatro-aurora/! Resistere sempre e comunque, il Teatro Aurora deve continuare ad esistere! Torno presto con tutto il resto 😉

    • claudia rinaldi giugno 9, 2013 a 5:24 pm #

      non con l’umiliazione caro Antonino, ma con l’onore di chi si gioca anche l’ultimo frammento di cuore per ciò che vale la pena, perché ama profondamente: vola chi osa farlo, lotta chi ha qualcosa in cui crede, vince chi ha rischiato.

  2. Giorgia giugno 5, 2013 a 4:43 pm #

    Una lettera che non si dovrebbe dover scrivere, molta tristezza e un po’ di rabbia. Accolgo l’invito e diffondo…:-(

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